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New artist: Cendro


Buonasera!

Volevamo proporre al vostro giudizio un nuovo artista emergente che a noi piace molto. Il suo nome d’arte è Cendro: le sue opere si incentrano su figure e concetti astratti. 

Ci piacerebbe sapere come poter incentivare questo nuovo artista e permettergli di far conoscere le proprie opere ed eventualmente venderle! 😊

Contiamo sul vostro aiuto!

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ARTFeature: Il Pittore di Berlino!

Oggi parleremo di un’artista la cui fama ed il cui nome si devono ad un suo capolavoro. Stiamo parlando del Ceramografo attico della tecnica a figure rosse, il Pittore di Berlino. Come abbiamo già detto il ceramografo deve il proprio nome ad un suo capolavoro,  un’anfora conservata a Berlino. La sua attività può stabilirsi fra il 500 ed il 460 a. C., ossia nel periodo che si suol chiamare dell’arcaismo maturo; ma le opere sue più significative appartengono al periodo giovanile, fra l’inizio del secolo ed il 480. Egli è quindi contemporaneo di Kleophrades. Il Pittore di B. continua perciò la tradizione di Epiktetos, la cui eleganza, talora quasi fragile, è però in lui irrobustita nell’anatomia del nudo e nella sagoma dei vasi. E mentre per Epiktetos – come in genere per i pittori a figure rosse del periodo che va dal 520 al 500 – la forma prediletta è la coppa, il Pittore di B. si può dire che la ignori. Una delle sue prime opere, una pelìke a New York con Achille e Pentesilea, già mostra la sua personalità. Ma le sue predilezioni vanno ai vasi a grandi dimensioni, che gli permettono di isolare le figure per farle maggiormente spiccare, come si vede sul vaso che gli ha dato il nome, che da un lato rappresenta Hermes, un satiro ed un cerbiatto, sull’altro un satiro in atto di suonare la cetra. Acciocché le figure risaltino meglio, il pittore rinuncia infatti ad ogni ornamento, eccetto una piccola raggera in basso, uno stretto fregio di edera sul collo dell’anfora ed una piccola base, ridotta al minimo indispensabile, sotto il gruppo figurato.

ARTFeature: Luciano Ori!

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Firenze l’11 marzo 1928-Firenze il 25 aprile 2007

Inizia precocemente la sua attività, dodici anni, a Firenze, dopo aver frequentato il liceo artistico. Si iscrive all’Accademia di belle arti e tenne diverse mostre personali, in prevalenza di dipinti. Le prime opere furono influenzate dalla pittura metafisica. Nei primi anni Sessanta iniziò a operare riutilizzando materiali derivati soprattutto da quotidiani e spartiti musicali, attraverso la tecnica del ‘collage totale’: testi e immagini, derivanti da i massmedia e  incollati sulle opere; fornivano la possibilità di un’indagine sociologica e psicologica della società che li aveva prodotti. Secondo Ori, l’opera d’arte non era tale se non si connotava anche come un fatto politico. Dal 1964 partecipò attivamente al movimento fiorentino d’avanguardia Gruppo 70.

Nella seconda metà degli anni Sessanta, la sua attività andò sempre più intensificandosi; oltre a continuare a scrivere numerosi testi di autopresentazione critica in cui univa la redazione di una cospicua serie di contributi teorici, incentrati soprattutto sulla cosiddetta poesia visiva, si dedicò anche alla composizione di testi sperimentali: testi teatrali tecnologici, poesie lineari, poesie oggetto e romanzi visivi. 1966 realizzò anche  “Io c’era”, una sorta di reportage, drammatico e ironico, sull’alluvione di Firenze, costruito con titoli e immagini prelevati dalla stampa: una denuncia politica di una tragedia annunciata, definita dall’artista un “diluvio di Stato”. I lavori di poesia visiva, secondo quanto rivendicato dall’artista, appartenevano pienamente all’arte figurativa e non alla poesia, nel quale l’espressione iconica prevaleva su quella semantica e tipografica, rifiutando lo spazio ristretto della pagina a stampa, potevano essere appesi come i quadri tradizionali. Affermava, che questo movimento non era nato dalla storia dell’arte o della letteratura, ma dalla storia delle comunicazioni di massa, dalla pubblicità, per contestarne i mezzi espressivi e i messaggi.

A partire dagli anni Settanta propose le prime opere di “musica visiva”: realizzati con strisce di pentagrammi musicali, attraverso lucidi trasferibili, e con collage di immagini ripetute in serie che costituivano l’equivalente grafico delle scale cromatiche musicali e, come nelle composizioni sinfoniche, erano accompagnati dalle descrizioni delle modalità esecutive.

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Appuntamenti da non perdere!

📌 coming soon🔜
Il 23 settembre 2017 inaugura al MAF la mostra “La fragilità del segno. Arte rupestre dell’Africa nell’archivio dell’IIPP – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria” dedicata alle incisioni rupestri della Libia attraverso fotografie e video dell’archivio Paolo Graziosi.
Grazie a questa mostra potremo scoprire un patrimonio archeologico misconosciuto e difficilmente raggiungibile oggi per via delle instabili condizioni politiche della Libia. Non solo, ma questa è l’occasione per presentare al pubblico l’archivio Paolo Graziosi: un prezioso fondo che accoglie una vastissima documentazione sulla preistoria italiana, europea e del Mediterraneo. 
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ARTFeature: Lucio FONTANA!

Da oggi siamo lieti di presentarvi ARTFeature, la nuova rubrica che ogni sabato vi terrà compagnia con il profilo di un’artista:

Lucio Fontana(Rosario, 19 febbraio 1899 – Comabbio, 7 settembre 1968)

La sua attività artistica inizia nel 1921 lavorando nell’officina di scultura del padre Luigi Fontana e, del collega e amico del padre, il molinellese Giovanni Scarabelli.
Sin dal 1949, infrangendo la tela con buchi e tagli, egli superò la distinzione tradizionale tra pittura e scultura. Lo spazio cessò di essere oggetto di rappresentazione secondo le regole convenzionali della prospettiva. La superficie stessa della tela, interrompendosi in rilievi e rientranze, entrò in rapporto diretto con lo spazio e la luce reali. Le sue tele monocrome, spesso dipinte a spruzzo, portano impresso il segno dei gesti precisi, sicuri dell’artista che, lasciati i pennelli, maneggia lame di rasoio, coltelli e seghe. Spingendosi avanti nella sperimentazione, Fontana, oltre a forare, le tele vi applica colore, inchiostri, pastelli, collages e frammenti di vetro. Giunse alla sua poetica meditando la lezione del barocco, in cui, come egli scrisse “le figure pare abbandonino il piano e continuino nello spazio”. Del movimento spazialista egli fu il fondatore e il più noto rappresentante.
Come gesti apertamente provocatori vanno intese certe sue tele monocrome che, quali i buchi ed i tagli, scandalizzarono il pubblico anche per la facilità con cui è possibile rifarle. Numerosi furono infatti i falsari, ma pochi con un segno altrettanto sicuro. Fontana, per cautelarsi, scrisse sul retro di ogni tela frasi insensate, semplice appiglio per una perizia calligrafica, attribuibili solo a lui. Lo spazio della tela non è più uno spazio a contenere la rappresentazione ma ci dà una misura dell’infinito. Il segno perfetto è il segno senza materia: il segno zen. Capisce che il segno immateriale è quello attraverso cui può passare il tutto, segno immateriale è per eccellenza il foro, non si fa una operazione distruttiva dove si viola la tela. Il buco non è un vuoto ma è la prima dimensione nel vuoto. È un gesto minimo, meno di così non c’è niente: questo gesto decisivo è frainteso da coloro che si aspettano delle figure, una descrizione, anche l’avanguardia rimane spiazzata (Peggy Guggenheim dice che Fontana è noioso con tutti quei suoi “buchetti”). Fontana è anche uno scultore: ciò gli permette di dedicarsi con vera passione a queste nuove ricerche sul tempo spazio sul cosmo con una forma nuova.

celebre è la foto di Mulas dove lui è difronte ad una tela e la sta tagliando: la critica pensava facesse queste cose per farsi notare, per prendere in giro la gente come propaganda.lucio-fontana-by-ugo-mulas-51

Gli Uffizi ed il territorio, bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi per due grandi complessi monastici!

E’ stata presentata lo scorso 2 settembre agli Uffizi, alla presenza del Direttore della Galleria Eike Schmidt, la mostra legata a due personalità artistiche molto importanti, legate al territorio fiorentino, Luca Giordano e Taddeo Mazzi. I bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi, acquistati da privati nel 2006, esposti alla mostra, costituiscono un enorme patrimonio per la Galleria degli Uffizi.Il primo legato agli affreschi della Cappella Corsini ed il secondo realizzato per una Cappella dell’Antella, entrambi richiamano grandi complessi decorativi che fanno parte del tessuto storico e artistico della città e dei suoi dintorni. Le qualità dei bozzetti confermano la fortuna del genere artistico, molto apprezzato dal collezionismo. La Galleria degli Uffizi si è impegnata tantissimo negli ultimi mesi a portare avanti una politica di promozione del territorio fiorentino, un territorio che ha dato e continua a dare tantissimo per il panorama artistico nazionale. E’ sicuramente una mostra che merita tantissimo.

Connubio Moda-Arte? Per noi si puó! 

Sarebbe bello se la moda incontrasse l’arte quasi sempre. Ed è proprio questo ciò che è accaduto lo scorso 9 luglio a Monreale, nello specifico nel quadro suggestivo del Duomo, quando i mosaici della Cattedrale di Santa Maria Nuova hanno incontrato i capi pregiati di Dolce e Gabbana. Molti potrebbero dire un azzardo, ma per noi un esperimento di avvicinamento al mondo della Storia dell’Arte azzeccatissimo. Gli ospiti dei due stilisti, accolti dalle suore del convento, hanno ammirato il Cristo della meravigliosa Cattedrale di Santa Maria Nuova. Una passerella color oro ha poi accolto i modelli, che hanno sfilato facendosi ammirare dai presenti e dai cittadini monrealesi i quali in gran parte dietro le transenne, hanno accettato e ammirato la manifestazione nascosta dai muri e dagli uomini della sicurezza. Ma veniamo proprio alla bellezza della Cattedrale: fu costruita a partire dal 1174 per volere di Guglielmo II d’Altavilla, re di Sicilia dal 1166 al 1189, è famosa per i ricchi mosaici bizantini che ne decorano l’interno. I mosaici che rivestono l’interno del Duomo presentano caratteristiche stilistiche e decorative nuove rispetto al passato nonostante le evidenti similitudini -sia a livello stilistico che iconografico- con le decorazioni musive della Cappella Palatina. Obiettivo di Guglielmo II fu infatti quello di realizzare un complesso artistico senza precedenti che potesse mostrare la magnificenza raggiunta dalla città durante il periodo della dominazione normanna. (The Art Breath Staff) 

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