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Appuntamenti da non perdere!

📌 coming soon🔜
Il 23 settembre 2017 inaugura al MAF la mostra “La fragilità del segno. Arte rupestre dell’Africa nell’archivio dell’IIPP – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria” dedicata alle incisioni rupestri della Libia attraverso fotografie e video dell’archivio Paolo Graziosi.
Grazie a questa mostra potremo scoprire un patrimonio archeologico misconosciuto e difficilmente raggiungibile oggi per via delle instabili condizioni politiche della Libia. Non solo, ma questa è l’occasione per presentare al pubblico l’archivio Paolo Graziosi: un prezioso fondo che accoglie una vastissima documentazione sulla preistoria italiana, europea e del Mediterraneo. 
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ARTFeature: Lucio FONTANA!

Da oggi siamo lieti di presentarvi ARTFeature, la nuova rubrica che ogni sabato vi terrà compagnia con il profilo di un’artista:

Lucio Fontana(Rosario, 19 febbraio 1899 – Comabbio, 7 settembre 1968)

La sua attività artistica inizia nel 1921 lavorando nell’officina di scultura del padre Luigi Fontana e, del collega e amico del padre, il molinellese Giovanni Scarabelli.
Sin dal 1949, infrangendo la tela con buchi e tagli, egli superò la distinzione tradizionale tra pittura e scultura. Lo spazio cessò di essere oggetto di rappresentazione secondo le regole convenzionali della prospettiva. La superficie stessa della tela, interrompendosi in rilievi e rientranze, entrò in rapporto diretto con lo spazio e la luce reali. Le sue tele monocrome, spesso dipinte a spruzzo, portano impresso il segno dei gesti precisi, sicuri dell’artista che, lasciati i pennelli, maneggia lame di rasoio, coltelli e seghe. Spingendosi avanti nella sperimentazione, Fontana, oltre a forare, le tele vi applica colore, inchiostri, pastelli, collages e frammenti di vetro. Giunse alla sua poetica meditando la lezione del barocco, in cui, come egli scrisse “le figure pare abbandonino il piano e continuino nello spazio”. Del movimento spazialista egli fu il fondatore e il più noto rappresentante.
Come gesti apertamente provocatori vanno intese certe sue tele monocrome che, quali i buchi ed i tagli, scandalizzarono il pubblico anche per la facilità con cui è possibile rifarle. Numerosi furono infatti i falsari, ma pochi con un segno altrettanto sicuro. Fontana, per cautelarsi, scrisse sul retro di ogni tela frasi insensate, semplice appiglio per una perizia calligrafica, attribuibili solo a lui. Lo spazio della tela non è più uno spazio a contenere la rappresentazione ma ci dà una misura dell’infinito. Il segno perfetto è il segno senza materia: il segno zen. Capisce che il segno immateriale è quello attraverso cui può passare il tutto, segno immateriale è per eccellenza il foro, non si fa una operazione distruttiva dove si viola la tela. Il buco non è un vuoto ma è la prima dimensione nel vuoto. È un gesto minimo, meno di così non c’è niente: questo gesto decisivo è frainteso da coloro che si aspettano delle figure, una descrizione, anche l’avanguardia rimane spiazzata (Peggy Guggenheim dice che Fontana è noioso con tutti quei suoi “buchetti”). Fontana è anche uno scultore: ciò gli permette di dedicarsi con vera passione a queste nuove ricerche sul tempo spazio sul cosmo con una forma nuova.

celebre è la foto di Mulas dove lui è difronte ad una tela e la sta tagliando: la critica pensava facesse queste cose per farsi notare, per prendere in giro la gente come propaganda.lucio-fontana-by-ugo-mulas-51

Gli Uffizi ed il territorio, bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi per due grandi complessi monastici!

E’ stata presentata lo scorso 2 settembre agli Uffizi, alla presenza del Direttore della Galleria Eike Schmidt, la mostra legata a due personalità artistiche molto importanti, legate al territorio fiorentino, Luca Giordano e Taddeo Mazzi. I bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi, acquistati da privati nel 2006, esposti alla mostra, costituiscono un enorme patrimonio per la Galleria degli Uffizi.Il primo legato agli affreschi della Cappella Corsini ed il secondo realizzato per una Cappella dell’Antella, entrambi richiamano grandi complessi decorativi che fanno parte del tessuto storico e artistico della città e dei suoi dintorni. Le qualità dei bozzetti confermano la fortuna del genere artistico, molto apprezzato dal collezionismo. La Galleria degli Uffizi si è impegnata tantissimo negli ultimi mesi a portare avanti una politica di promozione del territorio fiorentino, un territorio che ha dato e continua a dare tantissimo per il panorama artistico nazionale. E’ sicuramente una mostra che merita tantissimo.

Connubio Moda-Arte? Per noi si puó! 

Sarebbe bello se la moda incontrasse l’arte quasi sempre. Ed è proprio questo ciò che è accaduto lo scorso 9 luglio a Monreale, nello specifico nel quadro suggestivo del Duomo, quando i mosaici della Cattedrale di Santa Maria Nuova hanno incontrato i capi pregiati di Dolce e Gabbana. Molti potrebbero dire un azzardo, ma per noi un esperimento di avvicinamento al mondo della Storia dell’Arte azzeccatissimo. Gli ospiti dei due stilisti, accolti dalle suore del convento, hanno ammirato il Cristo della meravigliosa Cattedrale di Santa Maria Nuova. Una passerella color oro ha poi accolto i modelli, che hanno sfilato facendosi ammirare dai presenti e dai cittadini monrealesi i quali in gran parte dietro le transenne, hanno accettato e ammirato la manifestazione nascosta dai muri e dagli uomini della sicurezza. Ma veniamo proprio alla bellezza della Cattedrale: fu costruita a partire dal 1174 per volere di Guglielmo II d’Altavilla, re di Sicilia dal 1166 al 1189, è famosa per i ricchi mosaici bizantini che ne decorano l’interno. I mosaici che rivestono l’interno del Duomo presentano caratteristiche stilistiche e decorative nuove rispetto al passato nonostante le evidenti similitudini -sia a livello stilistico che iconografico- con le decorazioni musive della Cappella Palatina. Obiettivo di Guglielmo II fu infatti quello di realizzare un complesso artistico senza precedenti che potesse mostrare la magnificenza raggiunta dalla città durante il periodo della dominazione normanna. (The Art Breath Staff) 

A forest in the Sagrada Familia, the Exaltation of the Nature

As we know the Sagrada Familia is the greatest architectural work designed by Antoni Gaudì. It is actually a large unfinished Roman Catholic church in Barcelona. The Basilica of the Sagrada Família was the inspiration of a bookseller, Josep Maria Bocabella, founder of Asociación Espiritual de Devotos de San José. When Gaudí died in 1926, the basilica was between 15 and 25 percent complete. It is very significant that the church was only consecrated by Pope Benedict XVI on 7 November 2010.Spanien-Barcelona-Sagrada-Familia.tif_WebBild

Is also particular the Interior of the church. It seems to be a magnificent forest thanks to the columns. This means that Gaudì wanted to represent an exaltation of the Nature and, also, an exaltation of the God’s Creations. The church plan is that of a Latin cross with five aisles. The transept has three aisles. The columns are on a 7.5 metre (25 ft) grid.

(the Art Breath Staff)JUD8_rMIRoY6eGGeTeaenkTzn9U

A new Era!

Today we update the Art Breath’s site and we thought the New Site for everybody. From this moment we’ll publish a lot of articles that concern Art to everyone’s reach, because we think that Art is in Everything, so we have to love it!

 

Also we’ll enjoy Facebook very soon. Stay Connected. Enjoy it!

 

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Equestrian Statue of Marcus Aurelius

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The Equestrian Statue of Marcus Aurelius is one of the most important Ancient Roman statues. The original is on display in the Capitoline Museums, with the one now standing in the open air of the Piazza del Campidoglio being a replica made in 1981 when the original was taken down for restoration.

The overall theme is one of power and divine grandeur — the emperor is over life-size and is holding out his hand in a gesture much like that in some statues of Augustus. In this case the gesture may also signify clemency as some historians assert that a fallen enemy may have been sculpted begging for mercy under the horse’s raised hoof (based on accounts from mediaeval times which suggest that a small figure of a bound barbarian chieftain once crouched underneath the horse’s front right leg). Such an image was meant to portray the Emperor as victorious and all-conquering. However, shown without weapons or armour, Marcus Aurelius seems to be a bringer of peace rather than a military hero, for this is how he saw himself and his reign.

He is riding without the use of stirrups, which had not yet been introduced to the West. While the horse has been meticulously studied in order to be recreated for other artists’ works, the saddle cloth was copied with the thought that it was part of the standard Roman uniform. The saddle cloth is actually Sarmatian in origin, suggesting that the horse is a Sarmatian horse and that the statue was created to honour the victory over the Sarmatians by Marcus Aurelius, after which he adopted “Sarmaticus” to his name. The statue was erected ca. 175 CE. Its original location is debated: the Roman Forum and Piazza Colonna (where the Column of Marcus Aurelius stands) have been proposed.

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